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AQUA CLAUDIA
Aqua Claudia (Latin, literally "the Claudian water") was an aqueduct which like the Anio Novus was begun by Caligula in 38 A.D. and completed by Claudius in 52¹. Its main springs, the Caeruleus and Curtius, were situated 300 paces to the left of the thirty-eighth milestone of the Via Sublacensis. After being in use for ten years, the supply failed, and was interrupted for nine years, until Vespasian restored it in 71 and ten years later Titus once more.The channel length was 45-46 miles (ca. 69 km, most of which was underground) in different times and volume at the springs was 191,190 cubic metres in 24 hours. After building the Arcus Neroniani by Nero, one of the branches of the Aqua Claudia, the aqueduct could provide all 14 Roman districts with water. Directly after its filtering tank, near the seventh mile of the Via Latina, it finally emerged on to arches, which increase in height as the ground falls towards the city. It is also one of the two ancient aqueducts that flowed through the Porta Maggiore, the other being the Anio Novus. It is described in some detail by Frontinus in his work published in the later first century, De Aqueductae.

AQUA CLAUDIA
L'acquedotto fu iniziato nel 38 d.C. dall'imperatore Caligola e fu terminato sotto l'impero di Claudio nel 52 d.C.; pare tuttavia che l'acquedotto fosse già attivo nel 47 d.C., cinque anni prima della sua ultimazione.
Ottenne subito una grande importanza sia per la sua efficienza che per la crescente necessità di acqua da parte di una città in continuo aumento di popolazione.
Si estendeva per 69 km, dei quali 15 in viadotto sopraelevato, portando l'acqua di due sorgenti, denominate Curzia e Cerulea a causa della limpidezza dell'acqua, fino alla città di Roma.
Dal VII miglio della via Latina correva su arcate, tuttora in parte conservate nel Parco degli Acquedotti. Nella località di Tor Fiscale scavalcava due volte l'Acqua Marcia, formando una sorta di recinto trapezoidale, che venne utilizzato come fortificazione dai Goti di Vitige, in lotta con Belisario nel 539 ("Campo Barbarico").
Entrava all'interno della capitale dell'Impero romano attraverso la Porta Prenestina (o Porta Labicana), nota oggi come Porta Maggiore, attraverso un doppio arco monumentale, che venne in seguito unito alle Mura aureliane. Sopra a questo arco si trova il canale dell'Aniene Nuovo, un altro acquedotto unito a quello di Claudio.
Giungeva poi nella piscina limaria, una camera di decantazione dove veniva pulita dalle impurità più evidenti. A causa delle erogazioni intermedie e delle intercettazioni abusive, solo 3.312 quinarie giungevano qui, e solo e 2.855 quinarie al "castello terminale" (castellum), dove l'acqua si mescolava a quella dell'Anio Novus.
Un ramo secondario, costruito ad opera di Nerone (Arcus Neroniani) se ne distaccava per dirigersi verso il Celio, nella parte occupata dalla Domus Aurea; successivamente questo ramo fu prolungato da Domiziano a servizio dei palazzi imperiali del Palatino, scavalcando su altissime arcate la valle tra questo e il Celio.Viene comunemente definita come un'opera ingegneristicamente grandiosa; la maestà delle arcate con il ritmo originariamente interrotto, è oggi ammirabile solo parzialmente. Durante tutto il percorso si evidenzia un gioco chiaroscurale dovuto soprattutto al materiale di costruzione, blocchi di pietra non lavorati.
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